Lavorare nei ristoranti italiani a Parigi? Ecco l'esperienza di Eleonora

Bene, ora che vi siete trovati un tetto c'è bisogno di portare a casa la pagnotta, aka: trovarsi un lavoro.

La cosa più semplice, ma anche più insidiosa, è cercare un posto come cameriere in un ristorante italiano. Tutti quelli che partono all'estero hanno passato (o passeranno) un periodo come dipendenti di altri italiani; il che vi servirà come conferma del fatto che dovevate partire.

Ora vi spiego perché.

 

I vostri datori di lavori (italiani) faranno di tutto, ma proprio di tutto, per scoraggiarvi e farvi passare la voglia di lavorare con loro; d’altronde sanno meglio di voi quanto abbiate bisogno di guadagnare,soprattutto nel primo periodo, e proprio per questo non potrete fare altro che stringere i denti e andare avanti fino a quando non vi daranno i primi guadagni (ovviamente in nero, che dobbiamo sempre farci riconoscere).

Date le mie poche ma CATTIVE esperienze, mi permetto di fare una piccola descrizione del tipico lavoro di cameriera, presso italiani, all'estero.

L'annuncio di lavoro

Viene scritto normalmente in siti di annunci dedicati ad italiani, come “italiansonline”, “italianiaparigi”, “italiathebestforever”, “gliitalianilofannomeglio”, etc,

tanto per ribadire che gli italiani assumono italiani solo per mostrare ai concittadini che loro si sono fatti da soli,e che in ogni caso sono meglio di te

Di solito si usa un lessico semplicistico, basilare, con il minimo indispensabile eliminando ogni cosa superflua come neanche Ungaretti avrebbe saputo fare, affinché escano degli annunci che sembrano quasi delle poesie ermetiche.

Il titolo è molto spesso formato da una sola parola: “barista” , “cameriera”, alcuni si avventurano verso il “CERCASI cuoco”, ma niente di più.

Un tipico annuncio viene poi sviluppato, ad esempio, così:

“Cercasi cameriera per ristorante italiano, zona quartiere latino, bella presenza, francese scolastico, telefonare Mimmo 0655..”

Che uno si chiede: ma dammi un indirizzo! una via! un punto di riferimento! che ristorante è? di che orari hai bisogno? part-time? nel weekend? perché vuoi un francese scolastico quando sai benissimo che dovrò interloquire non con dei semplici francesi, ma con dei PARIGINI? ma soprattutto, perché Mimmo non ha un cognome? vi sembra professionale?

E via dicendo..

 

Il capo

La loro età varia tra i 30 e i 50 anni, ma loro ti diranno comunque di dargli del tu, perché qui siamo tutti amici, è una grande famiglia, ci divertiamo un sacco, bla bla bla.

Non importa da quanti anni stanno in Francia, il loro francese è degno dei peggiori bar di Centocelle. Perché per loro "l'importante è farsi capire, perché devo sforzarmi?" Dopotutto non fa una piega. E dicono tutti che l'accento italiano fa figo, tra l'altro.

Subito dopo ti diranno che il lavoro è facile, tranquilla, basta prendere un po’ la mano e poi ti abitui, hai già fatto la cameriera vero? Ecco si molto bene.

A quel punto, dopo averti mostrato il ristorante con una velocità paragonabile al battito d'ali di un colibrì, spiegandoti anche, nel mentre, tutti i nomi dei tuoi colleghi e un piccolo riassunto della loro storia personale, ti faranno la fatidica domanda.

La domanda per la quale egli capirà se sei quella giusta, in cui si divideranno i bravi dai maldestri, i forti dai deboli, insomma, chi lavorerà e chi no:

“SEI DISPONIBILE PER FARE UNA PROVA?”

 

La Prova

La particolarità che distingue la PROVA dal LAVORO, è che essa è NON È PAGATA.

Anche se in realtà tu lavorerai normalmente e, anzi, più duramente,non conoscendo il tuo posto di lavoro.

La Prova è sempre imprevista, in quanto uno immagina che il primo incontro sia un semplice colloquio in cui si discuterà, facendo i debiti calcoli, la data della Prova: SBAGLIATO.

 

Aneddoto

Un giorno ricevo una chiamata da un ristorante a cui mi ero proposta:

“Ciao, ho letto il tuo curriculum: potresti venire a fare una prova?”

“Ok, quando?”

“Tra un'ora va bene?”

“...ok.”

Ovviamente durante quel turno non riuscirete a concludere una mazza, in quanto non ricorderete i numeri dei tavoli, o i nomi dei cuochi, o i nomi dei piatti, o il modo di impiattare un tiramisù, o qualunque altra cosa, perché vi siete ritrovati a lavorare in un luogo sconosciuto con l'aspettativa di “essere nati imparati”.

 

Lavorare per/con altri Italiani non è salutare: non vi aiuta a migliorare la lingua e molto spesso si viene sottopagati o non si arriva mai ad avere un contratto di lavoro regolare.

Dopo aver guadagnato abbastanza, prendete baracca e burattini e tanti saluti.

Vi lascio con un paio di aneddoti del tipo “rido per non piangere”.

1. Parlando con la mia amica ex-collega di lavoro Giulia a proposito di questo post, mi confida che nel ristorante in cui abbiamo lavorato insieme, dopo 3 settimane senza stipendio, il capo l'abbia pagata girandole due assegni ricevuti da due diversi clienti.

2. Dopo aver lavorato per una sera in un ristorante, vengo accolta dalla padrona che mi dice “Io ti pago queste ore di lavoro, poi però ti chiama Angelo per tornare qui, ok?".

Due settimane dopo mi chiama il sopracitato dicendomi “COME MAI NON SEI PIU' TORNATA?”. Insomma, la padrona, non volendo assumermi, mi ha liquidato scaricando le colpe sull'altro proprietario (il quale era ignaro di tutto).