Il mio primo anno a Sydney

QUASI UN ANNO….

Era il 17 giugno 2009. Quasi un anno fa porca miseria. Dire che il tempo è volato non rende l’idea….mi viene da pensare che il tempo si sia come fermato. Congelato.

Una piovosa mattina di giugno sono arrivata, sola, in un continente nuovo, senza conoscere praticamente nessuno. Mille interrogativi in testa. Nessuna certezza.

Ma una voglia infinita di spaccare il mondo, come si dice. Di farcela.

E a quasi un anno dal mio sbarco in terra australiana posso dire di avercela fatta.

Il mio obiettivo non è stata la carriera o trovare il principe azzurro.

Questi sono obiettivi per persone normali. Onesti, comprensibili e totalmente condivisibili. Ma non sono i miei. O perlomeno non sono in cima alla lista…

Il mio era quello di essere felice. La mia realizzazione personale era quella di essere serena finalmente.

Alzarmi al mattino con il sorriso stampato in faccia

Non dover rendere conto a nessuno di quello che faccio

Sorprendersi delle piccole cose

Sentirsi considerata, stimata, benvoluta.

E potrei andare avanti con l’elenco, ma mi fermo qui. Io avevo questi obiettivi, voi ne avete magari altri.

Chi vuole imparare l’inglese, chi vuole semplicemente viaggiare, chi vuole vedere i canguri o provare l’ebbrezza di avere freddo ad agosto e un caldo infernale a gennaio…

Non importa quale sia la ragione. L’importante è non pensarci troppo, fare i bagagli, andare in agenzia (magari prima andare in agenzia e poi fare i bagagli) e partire.

Io ho fatto esattamente così. A fine aprile ho lasciato il mio ragazzo, a maggio ho prenotato il biglietto e a giugno sono partita. Una pazza.
Ma i passi più importanti della nostra vita si fanno nei momenti di minor lucidità. E come dice Alice nel paese delle Meraviglie al Cappellaio Matto, i pazzi sono persone speciali….

Una volta arrivata all’aeroporto di Sydney non è stata proprio una passeggiata vedere la luce. Due controlli all’uscita: uno per i passaporti, l’altro per controllare il bagaglio. Perché in Australia non puoi portare un sacco di cose. E’ un paese quasi incontaminato e le autorità locali temono che alcuni materiali, grezzi o meno, provenienti dall’estero possano danneggiare l’ambiente. Per saperne di più consultate questo sito:
http://www.coasit.org.au/DestinazioneDownunder/ArrivoinAustralia/Dogana.aspx

Quindi dopo un’ora circa dal mio sbarco, esco all’aria aperta e ancora non ci credo. Io e il mio valigione. Il mio caro compagno di viaggio. Di nuovo insieme dopo 18 ore di volo e uno stop a Dubai. A proposito, io ho volato con Emirates e mi sono trovata semplicemente alla grande….

Come vi ho già raccontato nel mio primo post, prima di arrivare in Australia mi sono rivolta a un’agenzia locale, la “Work’n Holiday” che ha sedi a Sydney e Brisbane e grazie alla quale ho trovato lavoro in pochissimo tempo. Con loro ho anche prenotato l’ostello, il Yha in Railway Square.

La Yha è la più famosa catena di ostelli in Australia, ve la consiglio caldamente. Non è l’ostello come ce lo possiamo immaginare noi: casino, uno ammassato sopra l’altro, sporcizia e disastri vari..no, il mio ostello era un paradiso di pulizia e buone maniere. I prezzi non sono altissimi, 29 dollari a notte e vi assicuro che non è male ( a meno si trova ma non sai cosa trovi…davvero….lo sconsiglio…), condividi il bagno e la cucina ma è tutto superpulito e controllato. E il personale è fantastico. Il manager è italiano, di Genova, come me… 

Una volta arrivata all’ostello ho avuto la fortuna di trovare, ad aspettarmi, un amico davvero caro e a cui devo molto, soprattutto per il sostegno morale che mi ha dato durante i miei primi mesi australiani. Si chiama Jason, è un amico di un mio amico di Genova, non lo conoscevo prima di arrivare a Sydney ma è stato disponibile fin da subito. E siamo diventati amici in poco tempo.

E’ uno dei tanti italo-australiani che popolano questa città. La comunità italiana qui è molto grande, c’è un intero quartiere, Leichardt, che potrebbe essere rinominato tranquillamente Little Italy. Se vuoi comprare veri alimenti italiani, devi andare in questo posto. Qui trovi lo stracchino, formaggio assolutamente sconosciuto in Australia!!! 

Beh dicevo, dopo aver scaricato il mio mitico valigione in ostello mi sono diretta nella famosa agenzia. Qui mi hanno accolto  davvero bene, tutti sorridenti e gentili e mi hanno aiutato.

Ora qui devo aprire una parentesi dolorosa. Non per me, ma per i ragazzi italiani che ho visto arrivare in questa agenzia e che non hanno avuto, chiamamola così, la mia stessa fortuna. Ragazzi in gamba, più giovani di me, con grandi qualità. Ma non ce l’hanno fatta. Ci hanno provato a trovare lavoro, ma dopo poche settimane hanno rinunciato.

Il motivo? La scarsa conoscenza dell’inglese. E’ una barriera ragazzi, credetemi. Odio ripetermi, ma vi prego, se avete davvero intenzione di venirmi a trovare (lo spero proprio) studiatevi bene l’inglese altrimenti sprecate un’occasione d’oro…
Qui se parli la lingua,se ti sai mettere in discussione, se sei umile e un grande lavoratore…ce la puoi fare.

CE LA PUOI FARE….

Dal mio sbarco in Australia al mio primo impiego sono passate due settimane. Giornate trascorse a smanettare su internet, a mandare cv a manetta, a telefonare a chiunque. E poi è arrivata la mia occasione: Al Casinò di Sydney, lo Star City, cercavano cameriere.
Mi sono presentata, ho fatto il colloquio bleffando il più possibile e sorridendo fino allo sfinimento.
Il colloquio, la interview come la chiamano loro, non è una passeggiata. Ti chiedono perché sei venuto in Australia, perché vuoi lavorare per loro e quale è il tuo desiderio più grande in questo momento. La cosa interessante è che si aspettano che tu risponda una cosa del tipo: “Sono venuta qui perché il mio desiderio più grande è lavorare per voi”…li devi prendere per il c….o e loro sono contenti.

Ma se sbagli a rispondere è finita. E’ un gioco psicologico non da poco.

Mi hanno chiesto qual è, secondo me, il mio peggior difetto. E ho sfoderato la mia faccia di bronzo: ho risposto “sono una perfezionista, alle volte lavoro troppo, non stacco mai la spina finché il lavoro non è come dico e ciò può essere stressante”. In realtà non è un difetto, chi non impiegherebbe un perfezionista in azienda? Questo è il giochino delle interviste: rispondere quello che vogliono sentirsi dire, anche se è poco logico e forse stupido….

E così ho ottenuto il mio primo impiego! Ho lavorato al casinò di Sydney per sei mesi. Esperienza straordinaria. Più per l’aspetto umano che quello lavorativo. Ho conosciuto persone che mi hanno apprezzato e ancora adesso mi chiamano per sapere quando torno e se torno.

Il mio ultimo giorno di lavoro, lo scorso 23 dicembre, mi hanno scritto una mega dedica, fatto regali e qualcuno si è pure commosso. Mi hanno abbracciato augurandomi il meglio perché, secondo loro, me lo merito. Perché, per loro, sono “grande”.

Dove lavoro adesso a Double Bay è esattamente la stessa cosa. Sono pronti a sponsorizzarmi (ottenere la sponsorship è uno dei modi per ottenere un visto di lavoro in Australia)

Quando me ne sono andata dall’Italia nessuno, a parte la mia famiglia, si è commosso o ha scritto qualcosa per me. Nessuno nel mio ambiente di lavoro, ha mosso un dito per farmi cambiare idea.

Giusto per dire che gli australiani, se in te vedono una bella persona, una brava persona, una persona che si da da fare, non solo te lo fanno notare, ma fanno di tutto per non perderti.

In Italia se sei bravo, ma non conosci nessuno, non ti si filano proprio.

Ora basta altrimenti mi commuovo e non riesco più a scrivere…

Un bacio dalla Maga che stasera ha gli occhi un po’ umidi…